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Storie di Corsa – “Dal tramonto all’Aurora…” di Sandro Angiolini

Scritto da Webmaster

Perché uno si dovrebbe mettere a correre e a sudare per ore ? Perché fare tanta fatica, soprattutto se si ha solo 14 anni, e neanche un filo di grasso superfluo addosso ? Per di più tenendo conto che si viene da un paio d’anni contraddistinti da ricorrenti noie gastro-intestinali ?

Domande come queste si affacciarono alla mia mente tanti anni fa, quando Nuto mi contattò per aderire alla “rifondazione” del Gruppo Sportivo. Per fortuna avevo l’esempio di mio cugino Marcello, di 9 anni maggiore di me, che proprio in quel periodo correva per una società di Colle val d’Elsa. Le domande furono perciò superate, e cominciai l’avventura.

Con qualche personale adattamento. Per esempio, mai correre con la pioggia: mi dava noia…A quei tempi non c’erano i siti web di previsioni atmosferiche dettagliate che ci sono oggi, quindi era dura riuscire a mantenere questa impostazione; per cui ascoltavo con attenzione la radio o la TV nei giorni immediatamente precedenti, e poi prendevo una decisione.

Poi, in pratica, quasi nessun allenamento infra-settimanale: la corsa domenicale fungeva anche da allenamento per quella successiva. Non ne avevo il tempo: dovevo studiare, vedere gli amici, cominciare a fare del volontariato. Ma tanta attenzione alla dieta, quello sì. Conoscevo già abbastanza bene le proprietà nutritive dei diversi alimenti, e i fabbisogni medi di una persona normale e di una che fa sport, e mi adeguavo…

Nonostante questi limiti, riuscivo a percorrere dai 250 ai 350 km l’anno, piazzandomi quasi sempre circa a metà della categoria dove rientravo.

Nuto era una “chioccia” stimolante e paziente per il gruppo di giovani che nella seconda metà degli anni Settanta correvano con me: Michele Meloni, Leonardo Semplici, Marco Bonifacio, Stefano Lorenzini. Mi scuso con gli altri di cui adesso non ricordo il nome.

C’era, latente, una sottile rivalità con il gruppo sportivo dell’Alberino, che operava nello stesso quartiere. Molto più grande, e soprattutto attivo nello sport d’eccellenza: il calcio. Ma direi che questo non ci condizionò più di tanto.

La corsa di fondo insegna tante cose, e mi ha fornito un’opportunità unica di crescere, sul piano fisico e su quello mentale. Si impara a controllare la propria energia, a distribuire le forze in modo che bastino fino alla fine. Anzi, se possibile, a dare il meglio proprio nell’ultimo kilometro, per finire in bellezza. Questo è un esercizio eccezionale per imparare a conoscersi meglio, e a contare solo su se stessi.

L’Aurora festeggerà tra 5 anni i suoi 70 anni. Ma li porta molto bene…Buona corsa a tutti.

Sandro Angiolini

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